Mal’Aria, la campagna di Legambiente di denuncia e sensibilizzazione sui problemi del traffico e della mobilità

Saranno cento le strade dello smog su cui punterà la sua attenzione Mal’Aria di Legambiente, la quinta edizione della campagna di sensibilizzazione, denuncia ed analisi sui problemi della mobilità e dell’inquinamento.

Cento punti neri, cento vie soffocate da ingorghi quotidiani che sintetizzano l’insostenibilità del traffico nei nostri centri urbani grandi e piccoli e per le quali Legambiente proporrà alle amministrazioni comunali, seguendo i suggerimenti dei cittadini, soluzioni immediatamente praticabili per guarire dal mal di smog. Contestualmente le decine di migliaia di lenzuola realizzate ad hoc per l’iniziativa – con il cigno verde di Legambiente e la scritta “No allo Smog” stampate nel mezzo – fino al 21 Marzo, rimanendo appese a finestre e balconi di tutta la penisola in centinaia di comuni, serviranno a ricordare a tutti che le ripetute emergenze-inquinamento vanno affrontate con strategie efficaci che puntino sul potenziamento del trasporto pubblico, sulla riduzione del traffico privato, su una mobilità diversa, spedita e sicura che non comprometta la salute dei cittadini, l’integrità dei monumenti, la qualità della vita.

“Ogni città ha i suoi punti neri, situazioni estreme legate alla mala mobilità – dichiara Ermete Realacci, presidente nazionale di Legambientenoi abbiamo scelto non tanto le dieci aree più inquinate, anche se alcune di queste zone sono davvero sull’orlo del collasso, ma quelle che meglio sintetizzano i diversi aspetti della mal’aria e sulle quali Legambiente ha aperto delle vertenze con le amministrazioni locali. Per tutte le strade dello smog, durante la nostra campagna, presenteremo soluzioni immediatamente praticabili, facendo tutto il possibile affinchè i sindaci le facciano proprie o quantomeno affinchè sul tema si avvii con le amministrazioni un confronto puntuale e concreto”.

L’idea, insomma, è semplice. Portare a casa risultati tangibili – un semaforo, un’isola pedonale, una pista ciclabile, un divieto di accesso ai mezzi pesanti – per poi riproporli anche in altre città dove si presentano questioni analoghe. “È bene aggiungere – dice ancora Realacci – che le strade dello smog non saranno soltanto dieci. Questa è la base della nostra campagna d’inverno. Altre se ne aggiungeranno, grazie alle segnalazioni che ci faranno direttamente i cittadini durante tutto il periodo di Mal’Aria. Le lenzuola poi saranno per oltre tre mesi le bandiere della rivolta civile del “popolo inquinato” contro i veleni liberati dalle automobili, i rumori del traffico, i soliti ingorghi. Mentre il progressivo annerimento della stoffa bianca sarà lì a dimostrare, una volta di più, l’urgenza di interventi seri e tempestivi per tutelare la salute dei cittadini, l’integrità dei monumenti, il diritto ad una mobilità che non comprometta la qualità della vita”.

Un pacchetto di iniziative anti-smog

Quest’anno comunque Legambiente ha preparato un vero e proprio pacchetto di iniziative anti-smog. Intanto particolare attenzione verrà dedicata al benzene, sostanza altamente cancerogena contenuta nelle benzine, sia nella super che nella senza piombo. Fra dicembre e marzo verrà realizzato un monitoraggio sulla concentrazione di benzene presente nell’aria di venti città italiane. Chiederemo ad alcune persone di portare con se un piccolo rilevatore.

Casalinghe che fanno la spesa, vigili urbani impegnati a dirigere il traffico, giornalai nelle loro edicole, bambini che vanno a scuola o a giocare, anziani, pony express… Saranno loro i testimoni scientifici di quanto benzene siamo costretti a respirare. I dati saranno resi noti città per città durante il viaggio del Treno Verde che da metà gennaio attraverserà l’Italia, per l’undicesimo anno consecutivo, con il proprio carico di informazioni, mostre, giochi, attività, concerti nelle stazioni, dibattiti e con i suoi laboratori mobili.

Ma non è ancora finita. Mentre i sindaci saranno impegnati a verificare l’applicazione della riduzione di benzene nelle benzine, sollecitati con una diffida dalla Legambiente, i medici dell’Aimpa (Associazione italiana medici per l’ambiente) avvieranno un Osservatorio sulle patologie respiratorie legate all’inquinamento atmosferico.

L’Operazione Mal’Aria si concluderà infine il 21 Marzo con Cento strade per giocare e con la Festa dell’Aria. Saluteremo la primavera con centinaia di strade e sedici intere città chiuse al traffico e restituite per un giorno ai cittadini di tutte le età. Giochi, animazioni, concerti, spettacoli e feste prenderanno, almeno per un giorno, il posto delle automobili. Dimostrando come sarebbe migliore una città nella quale respirare finalmente a pieni polmoni.

Le dieci strade dello smog

I casi esemplari di ingorghi quotidiani che paralizzano le città sono centinaia e verranno tutti registrati grazie alle segnalazioni dei cittadini che parteciperanno a Mal’Aria. Dieci strade dello smog sono già state però individuate.

Oltre a via della Magliana altra situazione limite, sempre a Roma, è quella di via del Tritone, in piena fascia blu e in pieno centro storico. Per gli automobilisti infilarcisi è un gioco da ragazzi: una volta entrati rarissime sono le multe. La strada, con i suoi 67 decibel di inquinamento acustico, risulta congestionata come se la zona a traffico limitato non esistesse affatto. Basterebbe poco: un attento controllo dei varchi da parte dei vigili urbani.

Strada dello smog di Napoli è via Santa Maria di Costantinopoli. È una delle più antiche di Napoli, ospita antiquari, artigiani, chiese, monumenti e un sacco di contraddizioni: pur essendo racchiusa tra piazza Museo e piazza Bellini, la prima pedonalizzata a Napoli, via di Santa Maria di Costantinopoli costituisce forse uno dei luoghi più inquinati d’Italia. La proposta? Chiuderla al traffico privato, stabilire il senso unico rotatorio intorno a tutta l’area pedonalizzata.

Via Maqueda di Palermo divide invece in due la città antica congiungendo il Teatro Massimo con la Stazione ferroviaria. Strettissima, è invasa da un traffico intenso e lentissimo. Lo smog ha ormai annerito i palazzi, le fontane, le statue. Da sempre in procinto di diventare isola pedonale, se non fosse che l’amministrazione ritiene impopolare il provvedimento.

La storia di Piazzale delle Botteghelle a Reggio Calabria comincia con la visita del Papa nel 1988. Andato via il pontefice è restato un lastrone di asfalto nero usato come parcheggio in occasione delle partite di calcio e attraversato dal traffico veloce di Viale Calabria. Barriere antirumore, dissuasori del traffico, attraversamenti protetti dovrebbero riqualificarla per un investimento di un miliardo e 200 milioni.

Via Cavour di Firenze è strada del centro storico ”sconvoltà’ da traffico e smog. Le pietre e i marmi di palazzo Medici Riccardi si sbriciolano a causa dell’inquinamento. Rumori, vibrazioni e smog danneggiano gli edifici storici. Per il momento è prevista una nuova pavimentazione “fonoassorbente” della strada. Si pensa anche a farvi circolare solo bus elettrici.

Castel Bolognese è un piccolo comune diviso in due dalla Via Emilia. Il rumore, soprattutto dei Tir che la percorrono per risparmiare il pedaggio autostradale, raggiunge i 75 decibel di giorno e di notte (livelli da area industriale). Il sindaco da anni combatte una battaglia per allontanare il traffico pesante da questa strada cittadina.

Via Galliera era chiamata il “Canal Grande” di Bologna per i suoi splendidi palazzi che ora sono “anneriti” dallo smog. Questa strada è stata scelta anche se non è una delle più inquinate perchè vi è qui la possibilità di sperimentare una via ciclo pedonale tra la stazione centrale e Piazza Maggiore e allo stesso tempo preservare beni culturali di prima grandezza.

Ci sono ancora i Bastioni di Porta Volta di Milano: trentacinque metri di larghezza, 40mila veicoli al giorno, un ”pieno” di gas di scarico. Queste le coordinate della strada che costituisce il secondo anello della viabilità milanese. Su questa “giungla d’asfalto” si affacciano una scuola, case e uffici.

Via Cornigliano di Genova: con i suoi 80 decibel è la strada più rumorosa d’Italia. Si può scegliere se lasciarsi stordire dai rumori delle acciaierie Ilva, dai treni, dai mezzi pesanti. Un’area intrappolata dallo smog in cui l’incidenza dei tumori e i livelli di inquinamento sono 4 volte superiori al resto della città. Entro il 99 sarà dismessa l’area di lavorazione a caldo con l’altoforno delle acciaierie e si dovrebbe arrivare a livelli di rumore di 65 decibel. Ma intorno alla vicenda ruotano ancora parecchi “ma”.

Piazza Rivoli di Torino è lo storico accesso ovest della città, via di grosso traffico veicolare dall’esterno verso la tangenziale. La centralina dello smog lì installata ha rilevato livelli di biossido di azoto allarmanti.

I numeri dell’emergenza traffico

In Italia ci sono 30 milioni circa di automobili e quasi 3 milioni di veicoli industriali. Queste cifre, rapportate alla popolazione, ci fanno conquistare in Europa il poco invidiabile primato di maggior numero di auto pro-capite (ci batte solo il piccolissimo Lussemburgo): bambini e non patentati compresi infatti nel nostro Paese c’è un’automobile ogni 1,8 abitanti (la media europea abitanti/veicolo è invece di 2,1, nei Paesi Bassi è di 2,4 e in Danimarca è di 2,7).

Una presenza così elevata di automobili è direttamente proporzionale al fatto che il nostro Paese ha privilegiato quasi esclusivamente il trasporto stradale ed autostradale: in Italia ci sono infatti 7,9 chilometri di strada statale e 1,1 chilometri di autostrada ogni 10.000 abitanti; molto meno massiccia la presenza di strade in Francia (rispettivamente 5 Km di strade e 1,4 Km di autostrade sempre ogni 10.000 abitanti), nel Regno Unito (2,1 e 0,6) e in Germania (5 ed 1,3).

Per contro appare assolutamente deficitaria la rete ferroviaria: ogni 10.000 abitanti in Italia ci sono appena 2.800 metri di ferrovia, mentre nel Regno Unito sono 2.900, in Germania 5.000, in Francia 5.700.

Ad un costante aumento del numero delle auto corrisponde un altrettanto costante incremento dei consumi di carburante: dai 606 chilogrammi di petrolio equivalente a testa “bruciati” nel 1993 si è arrivati ai 621 del 1994 ed ai 628 del 1995. Interessante è notare che la maggior parte degli spostamenti avviene su tratti brevi (solo il 10% dei trasferimenti circola su percorsi superiori ai 200 chilometri, il 55% avviene in un’area con un raggio inferiore ai 50 chilometri).

Tra l’88 ed il 98 il Treno Verde di Legambiente ha monitorato circa 500 zone di un centinaio di centri urbani di tutta la penisola: ebbene soltanto in tre casi i livelli di rumorosità si sono mantenuti al di sotto della soglia di pericolosità sanitaria per l’uomo. Anche l’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, mette in guardia dal rischio rumore: il 45% dei cittadini in base a loro dati convive con livelli di chiasso compresi tra 70 e 75 decibel, valori già potenzialmente responsabili di patologie di carattere psicosomatico.

Non è ovviamente meno forte la minaccia rappresentata dallo smog, anzi. Secondo l’Istituto Nazionale per la ricerca sul cancro chi vive città ha una possibilità di ammalarsi di patologie tumorali alle vie respiratorie maggiore del 20-40% rispetto a chi vive in campagna.



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