Erosione: l’Italia è sempre più stretta

L’Italia diventa sempre più “stretta”. Non è solo l’effetto serra con il conseguente aumento del livello del mare a mettere in pericolo le dimensioni dello “stivale”, ma anche l’erosione che anno dopo anno “mangia” le coste italiane facendo sparire arenili, dune di sabbia e calette fra gli scogli. Più del 30% dell’Italia rischia di essere “inghiottita” dall’effetto dell’erosione con punte allarmanti in Calabria con il 67% delle spiagge ad alto rischio, Campania (escluse le isole) con il 58%, Basilicata con il 57%. Chi invece sta meglio in questo panorama dell’Italia che rischia di sparire è la Sardegna dove soltanto l’1,5% dei 1.900 chilometri di costa è in pericolo.

In Calabria sono ad alto rischio le spiagge del settore tirrenico, soprattutto per la realizzazione a poca distanza dal mare di strutture connesse ad insediamenti urbani.

In Campania sono particolarmente a rischio le spiagge sabbiose alla foce del Volturno, quelle all’interno del Golfo di Napoli ed anche la parte settentrionale della piane del Sele e della zona del Cilento.

Nella Sardegna “felice” l’erosione tocca in particolare 3 chilometri di spiagge ad Alghero e tre vicino a Cagliari (Poetto).

In Friuli Venezia Giulia su 100 chilometri di costa (90 sono spiagge) solo il 4,2% è a rischio elevato di erosione.

In Veneto su 160 chilometri di coste, tutte sabbiose, solo 12 chilometri sono ad alto rischio di erosione: 2 km a sud della foce del Tagliamento e 10 km al lido di Pellestrina, spesso a causa del cedimento dei “murazzi”.

In Emilia-Romagna molti dei 130 chilometri di spiaggia hanno subito manomissioni profonde e oggi sono ben protetti per ben 77 km da opere di diverso tipo che fanno sì che 98 chilometri di costa siano in accrescimento. Le zone ad alto rischio sono il 13% in corrispondenza delle Valli di Comacchio, fra i fiumi Savio e Rubicone e a nord del fiume Conca.

“Il problema dell’erosione – ha dichiarato Ermete Realacci, Presidente Nazionale di Legambienteinteressa gran parte dei litorali italiani. Responsabile del fenomeno, oltre ai fattori naturali, è la cattiva gestione antropica del territorio. In ogni caso va ricordato che in questi ultimi anni si sono susseguiti interventi mirati per difendere il territorio da erosione e dissesto e molte amministrazioni locali hanno intrapreso studi e valutazioni idonee alla conoscenza del fenomeno”.



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