Architettura dello (s)fascio – Guida di Legambiente all’architettura del ventennio

80 pagine per raccontare la storia di 40 edifici risalenti al ventennio fascista compresi tra Ravenna, Ferrara, Forlì e Rimini: è la pubblicazione curata da Legambiente Emilia-Romagna intitolata “Architettura dello (s)fascio” in occasione della campagna “Salvalarte”, l’iniziativa per monitorare, far conoscere e valorizzare il patrimonio artistico italiano.

Un’anteprima del volume è stata presentata in una conferenza stampa che si è tenuta nella Colonia Agip di Cesenatico, uno dei più rappresentativi edifici dell’epoca che continua tuttora ad avere la stessa destinazione d’uso originaria. Altri casi che possono essere citati come esempi significativi del disinteresse dimostrato finora per questi edifici sono la Colonia Varese di Cervia (di proprietà della Regione, in totale abbandono), la Casa del Fascio di Predappio (anch’essa della Regione e anch’essa inutilizzata), la fabbrica Omsa (il più grande insediamento industriale del ventennio, recentemente rasa al suolo in un solo week end per dare spazio alla città dilangante).

Eppure per alcuni di questi edifici “di qualità” si potrebbe pensare ad un riutilizzo dal momento che sono edifici solidi, localizzati in punti strategici.

“Non mobilitarsi per tempo nella direzione di un loro recupero – ha dichiarato Federica Sacco, portavoce nazionale di Salvalartecome componenti urbane capaci di esprimere il senso preciso di una fase storica, significa disperdere un patrimonio che rischia spesso di essere sostituito da un assai meno degno aggregato di edifici moderni”.

“C’è da accettare il fatto che anche gli edifici del Fascio – ha spiegato l’Architetto Gianfranco Casadei, rappresentante di Legambiente Ravenna e curatore della pubblicazione – anche quando non possono ambire ad una purezza stilistica e formale da libro di storia dell’arte, sono ormai sulla strada per divenire presenze consolidate e nobilitate dallo scorrere del tempo, ovvero in via di purificarsi dal nesso storico che li lega alle circostanze della loro origine”.

“Salvaguardare questi edifici – ha concluso Luigi Rambelli, Presidente di Legambiente Emilia-Romagnanon significa quindi assolvere in un ipotetico tribunale della storia un’epoca e i suoi protagonisti, ma agire in direzione di una consapevolezza culturale che sa che la conservazione mira al senso delle cose, non ai valori che, nella mutevolezza della storia, sono di volta in volta attribuiti loro dagli uomini”.



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