Legambiente passa a “Linux”: con l’Open Source le Amministrazioni potrebbero risparmiare 50 milioni di euro

“Legambiente – racconta Yuri Rambelli, che segue la piccola dotazione informatica di Legambiente a Bologna – ha deciso un paio di anni fa di provare Linux. In particolare volevamo valutare pregi e difetti di questo sistema operativo per capire se era realistico pensare di adottarlo su tutti i nostri computer o se era una cosa destinata a creare problemi anziché risolverne. La sperimentazione, inizialmente riservata agli “addetti ai lavori”, è stata poi estesa ad altri volontari e collaboratori dell’associazione, con risultati talmente positivi che in poco tempo abbiamo deciso di convenire a Linux tutti i nostri computer”.

Da questa prima esperienza sono scaturite una serie di altre iniziative: la prima è stata quella di cercare di insegnare ad altri e così, senza finanziamenti o corsi a pagamento, in modo autodidatta, arrangiandosi con l’aiuto della rete, è stato messa in piedi una guida per l’uso dell’open source, un vero e proprio manuale d’uso che può servire a chi vuole avvicinarsi al software libero per porre fine all’assillo dei virus o alla colletta per acquistare nuovi programmi commerciali.

Poi – come d’uso in Legambiente – si è pensato a valutare quanto si potrebbe risparmiare adottando tutti questo sistema operativo “libero” specie ora che è in corso la promozione di nuovi prodotti e che la corsa alla sostituzione è sempre più veloce.

La nostra attenzione è corsa subito alla pubblica amministrazione, alle risorse che si potrebbero destinare ad altri impieghi più utili di quello di pagare profumatamente i venditori di software. Ed è così che con un piccola ricerca – sempre appoggiandosi alla rete – si calcola che i dipendenti assunti dalle istituzioni di vario tipo in Emilia-Romagna risultano essere oltre 200.000. È evidente che, se almeno un dipendente su due dispone di un terminale, siamo di fronte a una cifra che può toccare anche 50 milioni di euro di spesa in software.

C’è da chiedersi come mai in Emilia Romagna, fino ad ora, almeno stando alle recenti informazioni presentate al COMPA di Roma dal CNIPA, questo problema se lo siano posto soltanto 3 province, 15 comuni e 2 aziende sanitarie e con molta, eccessiva, prudenza. Infatti se fino a pochi anni fa l’utilizzo di un sistema Linux era pressoché limitato a “pochi eletti” con una solida conoscenza informatica, da un po’ di tempo la situazione è decisamente migliorata, tanto che, come ha dimostrano la nostra sperimentazione, le ultime versioni hanno ben poco da invidiare ai più blasonati sistemi operativi commerciali in termini di facilità d’uso.

Se si esclude qualche difficoltà iniziale nell’avere a che fare con icone e nomi di programmi un po’ diversi, la “migrazione” verso un sistema Linux è per l’utente finale sostanzialmente indolore. L’altra domanda che avanziamo è che cosa si potrebbe fare con le somme risparmiate. Con i chiari di luna delle finanze pubbliche c’è solo l’imbarazzo della scelta.



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