Emilia-Romagna terra di conquista dell’ecomafia

Quasi 9000 casi di infrazioni ambientali negli ultimi 10 anni, in testa cemento e rifiuti

Legambiente – con Luigi Rambelli, Presidente Regionale dell’associazione ed Enrico Fontana, responsabile nazionale del settore ambiente e Legalità – ha presentato a Bologna il rapporto Ecomafia Emilia Romagna dal quale risulta un ruolo sempre più preoccupante della criminalità organizzata specie nell’industria delle costruzioni e nel traffico di rifiuti. I dati forniti dalle forze dell’ordine sono rilevanti specie per un’area comunemente considerata esterna al fenomeno.

Nel corso dell’ultimo anno solo nel “ciclo del cemento” (finti restauri che diventano case nuove, aumenti di cubature, occupazione di demanio pubblico, escavazioni abusive) sono 366 le denunce dei vari corpi di polizia; 263 le infrazioni accertate, 40 i sequestri. Dilaga a macchia d’olio la cementificazione del territorio che rappresenta il brodo di coltura della malavita organizzata, importata e autoctona, che “si fa impresa”. Nel ciclo dei rifiuti il 2007 è stato anche in Emilia Romagna un anno pesante (rifiuti speciali anche nelle discariche pubbliche, 15 mila tonn. di rifiuti solo nell’Operazione Ecofarsa; 800 mila tonnellate di fanghi industriali inquinati dispersi sui terreni agricoli di 5 regioni fra cui la nostra; stessa procedura in un’altra vicenda che vede 134 indagati, 5 arresti, 21 sequestri di 45 aziende).

Il territorio regionale si conferma una base operativa di traffici di traffici illeciti di scorie tossiche: e un nodo strategico per i trafficanti di veleni d’ogni parte d’Italia. I dati delle forze dell’ordine sono eloquenti: 293 denunce; 260 infrazioni accertate; 15 arresti; 113 sequestri in operazioni di polizia che hanno coinvolto una trentina di comuni di tutte le province della nostra regione. E purtroppo non si tratta di una situazione eccezionale. I rapporti ecomafia degli ultimi 10 anni (1998/2008) testimoniano di quasi 9000 episodi di illegalità ambientale accertati dalle varie forze di polizia. Di questi 1295 nel ciclo dei rifiuti; 2690 nel ciclo del cemento. E quanto sia grave la situazione circa la natura dei fenomeni ecomafiosi è provato dal fatto che il 5,4% delle inchieste dal 2002 al 2008 per il “delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti” introdotto dal “Decreto Ronchi” e ora art. 260 del Codice Ambiente, riguarda l’Emilia Romagna con 6 inchieste delle procure di Forlì Cesena, Modena e Bologna e che da qui sono partite o transitati verso altre aree del paese ben 18 procedimenti.

“Alla luce di questa realtà – ha detto Enrico Fontana, di Legambiente Nazionaleè urgente innanzitutto inserire tutti i delitti ambientali nel nostro codice penale, in modo da reprimere in maniera incisiva, e soprattutto con effetti preventivi, i comportamenti delittuosi verso l’ambiente. Vanno aumentati i controlli amministrativi e la formazione delle forze dell’ordine e delle autorità di controllo. Guardiamo con preoccupazione – ha aggiunto Fontana – al tentativo di modificare radicalmente l’istituto delle intercettazioni telefoniche, che si è rivelato di straordinaria importanza nelle inchieste contro i traffici illeciti di rifiuti. Il “delitto di traffico illecito di rifiuti” va sottratto dalla lista dei reati per i quali non sarà più consentito l’uso delle intercettazioni. È in gioco la credibilità delle Istituzioni, la salute dell’ambiente e dei cittadini. Auspichiamo – ha concluso Fontana – che sia possibile dare vita finalmente ad azioni efficaci di regolazione delle attività economiche che consentano di valorizzare i comportamenti corretti delle imprese e delle persone favorendo un recupero di credibilità delle istituzioni. L’augurio è che a questo scopo siano utilizzate tutte le risorse pubbliche e private disponibili secondo il principio di sussidiartela tra pubblico e privato riconosciuto dall’Unione Europea e dalla Costituzione della Repubblica Italiana”.



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