Annullata la gara di motonautica nel santuario Pelagos

La vicenda del “Campionato Continentale Primatist 2010 – Coppa Gazzetta dello Sport – Trofeo Pininfarina”, una gara di motonautica prevista dal 27 al 30 luglio nella parte toscana del Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos, ha evidenziato i problemi legati alla gestione di un’area marina teoricamente protetta da un Accordo tra Italia, Francia e Principato di Monaco. Infatti, non solo il Primatist Trophy 2010 è un tipo di attività che non sarebbe consentita nel Santuario, ma è venuto alla luce che il Segretariato Permanente del Santuario, che aveva sede a Genova, non esiste praticamente più dal novembre 2009 e che il suo Segretario esecutivo, il francese Philippe Robert, è passato ad altro incarico presso l’Agenzia delle Aree Marine Protette della Francia. Inoltre le aree protette in generale non sembra stiano passando un momento particolarmente felice dopo il taglio del 50% del budget previsto per i parchi nazionali nella manovra finanziaria, il bilancio risibile destinato alle aree marine protette e la situazione della Direzione competente del Ministero da oltre un mese senza più Direttore generale per pensionamento. A questo si aggiunga lo stato d’impasse in cui ancora versa l’Ispra, organismo individuato dal Ministero dell’Ambiente a seguire la difficile partita del santuario Pelagos, una condizione che contribuisce a rendere la situazione ancora più ingarbugliata.

“La follia del Primatist Trophy – commenta Federica Barbera, Responsabile Biodiversità di Legambienteha avuto il merito di evidenziare e chiarire lacune e responsabilità dell’Italia, in ritardo nel rispetto degli impegni politici ed economici presi con l’Accordo. È un ritardo grave che rischia di trasformare il Santuario Pelagos in un segno sulla carta geografica, dove basta un trucchetto nella richiesta, com’è successo per il caso in questione, per non rispettare l’unico vero divieto, quello alle gare di motonautica, in quella che, pur con vincoli molto blandi, dovrebbe essere l’area marina protetta più grande d’Europa. C’è da chiedersi cosa sarebbe successo se Legambiente non fosse venuta a conoscenza della gara e non avesse deciso di denunciare l’iniziativa”.

“Condividiamo la scelta della Regione Liguria – ha dichiarato Santo Grammatico, Coordinatore Generale di Legambiente Liguriache, attraverso l’Assessorato all’Ambiente, ha indetto oggi una conferenza stampa presso la svuotata sede del Segretariato per riportare l’attenzione, nell’anno internazionale della Biodiversità, sul delicato tema della protezione dei mammiferi marini nel mediterraneo. Le regioni devono reclamare un ruolo più significativo nelle attività del Santuario e dimostrare adeguata capacità d’iniziativa”.

Legambiente ha plaudito alla nota del Ministero dell’Ambiente che esprime parere negativo sulla competizione, ma al tempo stesso chiede al Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo di attivarsi per:

  • ripristinare la sede e le attività del Segretariato del Santuario;
  • dare finalmente efficacia e autorevolezza al Comitato di Pilotaggio, un organismo che da tempo non riesce neppure a riunirsi per mancanza del numero legale e con esponenti non sempre rappresentativi degli interessi e delle realtà che operano sul Santuario;
  • avviare davvero le misure di difesa dagli inquinanti, dalla pesca distruttiva (in particolare spadare ed altre reti derivanti) e contro il disturbo acustico previste dall’Accordo
  • favorire e incoraggiare davvero i programmi di ricerca nazionali e internazionali miranti a realizzare l’applicazione scientifica delle disposizioni dell’Accordo;
  • concretizzare le promesse campagne di sensibilizzazione presso gli operatori e gli altri utilizzatori del mare, nonché le organizzazioni non governative, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione delle collisioni tra navi e mammiferi marini e la comunicazione alle autorità competenti della presenza di mammiferi marini morti o in difficoltà.

“Per questo – aggiunge Federica Barberaè necessaria una più attenta ed efficace attività di controllo e prevenzione sugli sversamenti di idrocarburi a mare che invece negli ultimi anni è stata indebolita con il mancato rinnovo della convenzione con il gruppo Castalia/Ecolmar; è urgente definire rotte obbligatorie per le petroliere e per altre navi con carichi pericolosi che non interferiscano con le rotte dei cetacei o con le aree di maggiore presenza di alcune specie, soprattutto in prossimità di aree marine protette. È infine urgentissimo vietare tutte le trivellazioni petrolifere e gasiere offshore nel Santuario Pelagos, a cominciare da quelle già richieste dalla multinazionale australiana Key Petroleum a sud dell’Isola d’Elba, fra Pianosa e Montecristo, proprio in pieno Santuario”.

In una situazione così confusa e così poco presidiata dagli organismi di controllo e dagli organismi tecnici del Santuario Pelagos è facile che si moltiplichino iniziative estemporanee come quella del Primatist Trophy o altre che minano alla base le ragioni stesse d’esistenza del Santuario.



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