Fonti energetiche rinnovabili e paesaggio: il punto sulle linee guida

windIn questi anni è cresciuto un settore industriale fatto di migliaia di imprese e oltre 100.000 occupati diretti e indiretti, addirittura le “nuove” fonti rinnovabili sono oggi installate nel 94% dei Comuni Italiani (oltre 7.661 risultano i Comuni in Italia in cui si trova almeno un impianto) ed è significativo che sia cresciuta la diffusione per tutte le fonti – dal solare fotovoltaico a quello termico, dall’idroelettrico alla geotermia ad alta e bassa entalpia, agli impianti a biomasse e biogas integrati con reti di teleriscaldamento.

Quello che ora serve è, soprattutto, una strategia di sviluppo delle fonti rinnovabili e poi un monitoraggio continuo dei risultati (considerando anche i controlli e le multe previsti dalla Direttiva in caso di sforamento), vista l’articolazione delle responsabilità e dei ruoli in questo processo. In modo da aggiornare periodicamente gli obiettivi del Piano di Azione Nazionale per le rinnovabili, attraverso un confronto con Regioni e Comuni, Terna, GSE, aziende e associazioni di settore, e per definirne le priorità di intervento e il monitoraggio del cambiamento in corso. Ma anche per scegliere il più adatto mix di diffusione delle fonti rinnovabili nei diversi territori, che andrà accompagnata da politiche nazionali, regionali e locali.

Per imprimere una spinta alle fonti rinnovabili occorre dare risposta ad alcune questioni fondamentali:

La prima è di assumere finalmente gli obiettivi europei al 2020 per l’energia e il clima come una grande sfida di innovazione, intorno alla quale innescare politiche sia di spinta alle rinnovabili che soprattutto di efficienza energetica trasversali all’edilizia, alle piccole e medie imprese, ai trasporti. È infatti possibile raggiungere il 17% dei consumi finali di energia soddisfatti attraverso fontirinnovabili2 con grandi vantaggi in termini di minori importazioni, bollette meno care, un energia finalmente pulita. Per riuscirci occorre un patto tra Governo e Regioni su questo impegno, in pratica approvare un sistema di burden sharing (previsto dalla Legge 13/2009) che significa dividere e condividere impegni e responsabilità tra le diverse regioni sulla base delle risorse e delle condizioni dei territori. Obiettivi di sviluppo che ogni Regione articolerà rispetto alle proprie risorse e alle scelte energetiche più efficaci che vorrà assumere.

La seconda riguarda una prospettiva di certezze per gli incentivi alle fonti rinnovabili di progressiva riduzione verso la grid parity. Oggi vi sono tutte le condizioni tecnologiche per raggiungere gli obiettivi di sviluppo delle fonti rinnovabili e insieme creare le condizioni per raggiungere una situazione per cui il costo di produzione dell’energia da fonti rinnovabili avrà pareggiato il costo d’acquisto dell’energia dalla rete. Dopo lo stop del Decreto Romani oggi finalmente vi sono certezze per gli investimenti nel fotovoltaico, mentre per le altre fonti gli investimenti sono di fatto fermi in attesa che si definisca il nuovo sistema, complicato e a rischio di fallimento, delle aste introdotto dal Governo.

Infine regole semplici e trasparenti per l’approvazione dei progetti da fonti rinnovabili. Negli scorsi anni è stato qui il principale problema italiano, un sistema talmente complesso da aver reso felici solo giuristi e avvocati, ma non certo operatori del settore e cittadini. Il dossier si occupa proprio di chiarire la situazione italiana: facendo il punto sul quadro normativo, in particolare con le regole e i criteri introdotti dalle Regioni in questi mesi, e a sottolineare le diverse questioni ancora aperte.



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