Tagliamento: creata una diga nel mezzo del But

fiumebutIl Tagliamento, nonostante le pesanti conseguenze provocate dagli impianti idroelettrici realizzati in passato, è considerato uno degli ultimi fiumi rimasti allo stato naturale nelle Alpi. Secondo molti esperti e studiosi esso va addirittura preso a modello per interventi di “rinaturazione” in tutti quei casi in cui i corsi d’acqua sono stati “canalizzati” a seguito di opere troppo invasive realizzate dall’uomo.

Proprio per questo motivo appare ancora più inconcepibile quanto avvenuto recentemente ad Arta, direttamente nell’alveo di uno dei principali affluenti del fiume. Poco a valle dello stabilimento delle Terme, è stato creato un imponente sbarramento che attraversa in modo obliquo il letto del But.

L’opera, lunga quasi 400 metri, alta 3 e larga dai 6 ai 10 metri, è stata ricavata utilizzando le ghiaie e il materiale presente in loco, ma anche massi da scogliera, del tipo di quelli utilizzati per realizzare le difese spondali.

Lo scopo di questa “diga”, che costringe alla fine le acque del torrente a scorrere in uno spazio angusto di pochi metri di ampiezza, è quello di convogliare tutta la portata disponibile in direzione della presa della centrale idroelettrica già dell’Enel e ora di proprietà di Edipower.

Subito a valle della presa, in sinistra idrografica, c’è un rilascio, che scarica in alveo le acque eccedenti la capacità di trasporto del canale che alimenta la centralina, ma non ci sono scale di rimonta per i pesci: così un tratto del But è in secca e risulta interrotta anche la continuità naturale del torrente.

Non è chiaro quando siano stati eseguiti i lavori, né chi li abbia eventualmente autorizzati, ma appare evidente che in questo modo non venga rispettata la normativa sul rispetto del minimo deflusso vitale e che si sia creato un oggettivo pericolo dal punto di vista idrogeologico. Si può infatti solo immaginare che cosa potrebbe succedere in caso di una delle paurose piene del But.

Per Legambiente e la sezione carnica di Italia Nostra ci troviamo di fronte ad una situazione da “far-west”, con un’inaccettabile appropriazione di un tratto del fiume e di un ambiente naturale per il perseguimento di interessi privati. Un conto, infatti, è utilizzare una fonte rinnovabile nel rispetto degli equilibri naturali, un altro applicare disinvoltamente la nefasta logica del “non una goccia d’acqua sfugga alle nostre turbine”!

Sarebbe interessante sapere anche cosa ne pensi la Regione ed in particolare la Protezione Civile regionale che solo qualche settimana fa aveva pomposamente annunciato, per bocca del Vice presidente della Giunta Luca Ciriani, nuovi interventi per “liberare” gli alvei da tutto quello che impedisce il regolare deflusso delle acque.

Fonte: Legambiente Friuli Venezia Giulia



Categorie:News

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