Veleni nella terza corsia dell’A4, arsenico e nichel nel sottofondo stradale

malaria2Ci risiamo. L’inchiesta condotta dal Nucleo Ecologico dei Carabinieri sui rifiuti tossici sotterrati nel sottofondo stradale della terza corsia Venezia – Trieste rivela le movenze di un film già visto. Non è accaduta la stessa cosa sotto la statale Padova – Castelfranco, nei cantieri dell’alta velocità Padova – Venezia, nel cavalcavia Camerini di Padova, nella Valdastico sud?

D’altronde lo segnalava recentemente all’Osservatorio ambiente e legalità di Venezia Daniele Zovi, comandante reggente del Corpo Forestale del Veneto: “Noi abbiamo molte segnalazioni di ditte escluse da gare d’appalto per il movimento terra e il riempimento di terrapieni, che ritengono anomale le offerte vincitrici sostenendo che con quei costi è impossibile eseguire un lavoro pulito”. Ed è proprio qui il punto: il sistema dello smaltimento di rifiuti nei sottofondi stradali permette un doppio guadagno: la ditta che deve fare il lavoro di riempimento con materiale di scavo risparmia integrandovi una certa quantità di rifiuti e, allo stesso tempo, ottiene un notevole guadagno dal loro smaltimento senza il necessario trattamento. In questo modo è possibile praticare offerte che sbaragliano la concorrenza. Offerte anomale che avrebbero dovuto attirare l’attenzione di chi le “grandi opere” promuove e controlla: ancora una volta con procedure di emergenza che la Corte dei Conti, nel caso del Passante di Mestre – opera che ha seguito la stessa procedura – sottolineava: “la mutazione – per così dire “genetica” – delle ordinanze di protezione civile, operata dalla prassi che si è finora illustrata, ha trasformato impropriamente questo strumento in mezzo ordinario di soluzione ai problemi organizzativi dell’apparato amministrativo pubblico, provocando una marginalizzazione dei procedimenti di affidamento normativamente previsti [codice dei contratti] e l’esclusione degli organi di controllo come la Corte dei Conti o l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici”.

“É necessario ripristinare i controlli su tutta la filiera degli appalti e farla finita con le procedure straordinarie che sembrano regalarci sempre qualche sgradita sorpresa “ interviene Luigi Lazzaro, presidente Legambiente Veneto. “La gestione di eventi e grandi opere tramite la scorciatoia di procedure semplificate impedisce lo svolgimento della corretta rete di controlli volta a garantire trasparenza e sicurezza, contro abusi di potere e illegalità. Il caso dei rifiuti tossici impiegati come sottofondo stradale nei lavori della Venezia-Trieste è solo l’ennesimo caso emerso del modus operandi determinato da questa insensata gestione degli appalti pubblici”.

“Se l’esito dell’inchiesta sarà confermato – ritiene Elia Mioni, presidente Legambiente Friuli Venezia Giuliae sarà quindi necessario il recupero dei rifiuti tossici e la bonifica dei terreni identificando i tratti inquinati del manufatto già costruito, l’impatto economico sarà evidente nell’immediato, ma anche per il futuro se le gare d’appalto sono state sin qui condizionate da ditte disoneste. Ci si augura tempi stretti per la conclusione dell’indagine e per il rinvio a giudizio, affinchè il dibattito sui costi e sui finanziamenti della terza corsia si riapra veramente. Non è pensabile che i bilanci regionali, la pressione fiscale e tariffaria in crescita per pagare l’opera siano sottoposte anche a simili “imprevisti”, senza alcun coinvolgimento dello Stato”.

L’indagine: materiali fortemente inquinanti – vanadio, cobalto, nichel e cromo – scoperti con l’operazione “Appalto scontato” dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Venezia coordinati dai pm Roberto Terzo e Giorgio Gava.

L’inchiesta del Noe ipotizza che a Roncade, nel cantiere per il potenziamento dell’autostrada Venezia-Trieste, siano stati utilizzati materiali “avvelenati” da arsenico e nichel. I denunciato sono Lino e Mario Mestrinaro (dell’omonima ditta) e un loro dipendente, Italo Battistella, Maurizio Girolamo di “Intesa 3” e Maurizio Guidolin. Gli uomini del Noe hanno scoperto un’attività illecita relativa a 40mila tonnellate di inerti, nei quali è stata registrata la presenza di arsenico, piombo, rame, mercurio, floruri e idrocarburi. Messi sotto sequestro inoltre 12mila metri quadrati di depositi della Mestrinaro.

Secondo le accuse della procura della Repubblica di Venezia l’azienda comprava i rifiuti inquinanti a 29 euro a tonnellata da altre ditte come la Intesa 3 di Susegana, la Superbeton e la Adriatica Strade Costruzioni generali. Poi, però, non li inertizzavano o smaltivano (la bonifica costa 45 euro a tonnellata), come prescritto dalla legge, ma li rivendevano a 39 euro a tonnellata come compost usato per i manti stradali, come per la terza corsia della A4. La Mestrinaro ha trattato 40 mila tonnellate di rifiuti illeciti.

Il vicecommissario alla terza corsia dell’A4, Riccardo Riccardi, attende le controanalisi e fa procedere i lavori. Enrico Razzini, della società Autovie, responsabile unico del procedimento assicura: “Abbiamo eseguito dei controlli a campione. E i risultati sono sempre andati in direzione diversa rispetto alla tesi della procura”. Anche l’assessore regionale alle Infrastrutture, Renato Chisso, aspetta: “Seguo l’inchiesta con molta preoccupazione, in attesa che gli enti competenti concludano le analisi e accertino se ci sono rischi per l’ambiente e per il futuro del cantiere. Se per la magistratura ci sarà bisogno di fermare i lavori, si fermeranno, ma è ovvio che sarebbe un grave danno per tutti”. L’indagine ha allertato anche Silvano Vernizzi, amministratore delegato di Veneto Strade. La Mestrinaro ha infatti lavorato alla realizzazione del Passante e attualmente è impegnata nella realizzazione di due opere complementari: una bretella a Dolo e una circonvallazione a Quarto d’Altino.

Fonte: Legambiente Friuli Venezia Giulia



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