Visita guidata al Bosco di Fusignano

bosco_e_palazzodelmarcheseDomenica 26 Maggio in occasione di “Voler Bene all’Italia” di Legambiente e di “Openweekend Parchi”, il circolo Legambiente A. Cederna organizza una visita guidata al Bosco di Fusignano, l’area di riequilibrio ecologica realizzata negli anni ’90 per ricostruire l’antico “bosco del Marchese”.

Un’occasione inoltre per sperimentare inoltre il nordic walking, la tecnica di camminata con i bastoncini, a cura degli istruttori della Scuola Italiana Nordic Walking. Nell’angolo del Nordic Walking giochi e bevande offerte da Coop. Adriatica di Fusignano.

Il bosco di Fusignano è situato nell’area tra viale Romagna e via Ex Tramvia, il ritrovo per l’inizio della visita è alle 15 presso i tabelloni informativi all’entrata del Bosco (lato viale Romagna).

Legambiente ha inoltre realizzato un video reportage per raccontare la storia del Bosco.

Per informazioni:

Legambiente A. Cederna
www.legambientenews.it
legambiente.lugo@alice.it
Tel. 348-3697503

La storia: Il Bosco di Fusignano

Il “bosco” di Fusignano, quello storico, era un parco nobiliare che sorgeva alle spalle del Palazzo dei Marchesi Calcagnini, in un’area di circa 20 ettari compresa tra via Santa Barbara e il fiume Senio, comprendente forse alcuni alberi risalenti ad un bosco originario del luogo. Il parco, probabilmente risalente al XVI secolo, è comunque rimasto nella memoria popolare come “e bosc”, “il bosco”.

“In capo alla strada vedesi il palazzo Calcagnini da gran tempo denominato palazzo Rosso; include otto appartamenti apparati in diverse foggie, con ricche e fastose mobiglie; una quantità di camere per la servitù e bisogni di famiglia lo rendono ancor più pregevole. Quattro case che prestano stanza a famiglie d’impiegati gli fanno corona. Presso questo palazzo Francesco V marchese Calcagnini fece costruire un giardino all’uso francese sopra un’area di pertiche censuarie 37 circa. Nel primordio del 1819 il marchese Francesco VI lo distrusse, e coi diversi acquisti […] fece sorgere sul disegno dell’Ingegnere ed Architetto Filippo Antolini altra più deliziosa villa all’inglese. Questa Signoria copre un raggio di pertiche censuarie 270 e tiene fra quegli erbosi spazi una quantità di statue di marmo di esimio lavoro […] non che diversi edifizi fra quegli ameni sentieri, perlocché quanto sarà terminato presenterà col palazzo una vera signoria vestita di una verde, e vezzosa selva di belle, ed ombrose piante. (G. A. Soriani, Storia della terra di Fusignano, Lugo 1845)

Dal materiale disponibile e dalle testimonianze si può dedurre che il parco ospitasse enormi esemplari arborei. Vengono inoltre ricordati platani e olmi talmente grossi che si faceva fatica ad abbracciarli in tre o anche in quattro persone. Notevolmente grandi erano anche gli alberi che sorgevano nei pressi della “ca’ ròssa” (l’abitazione del guardaboschi). Circa le essenze arboree le fonti sono principalmente orali, ma appare chiaro che oltre a specie strettamente ornamentali fossero presenti anche specie spontanee della zona. Il viale di ingresso che partiva da via S. Barbara era costituito da una siepe arborea, ippocastani e platani; vi erano anche siepi di mirto, un lago e un’isola su cui si trovavano altri platani, nonché un labirinto (noto come “la smarida”), probabilmente costituito da siepi modellate. Tra gli alberi vanno ricordati larice, abete, sequoia, pino nero, magnolia, farnia, pioppo bianco, frassino, spino di Giuda, noce nero, acero campestre, olmo, tiglio, sorbo, bosso e forse il bagolaro. Diverse persone ricordano che gli alberi formavano in alcuni punti una cupola “impenetrabile” persino alla luce diurna.

Il bosco e la Settimana Rossa

bosco1Al bosco è legato anche un episodio significativo della “Settimana Rossa”, nel Giugno del 1914.

“Un gruppo numeroso di giovani, all’insaputa del Comitato di agitazione si recò nel bosco del Marchese Calcagnini e lì abbatté un frassino lungo almeno 15 metri. Trascinato fino in Piazza Corelli fu lì piantato davanti alla Chiesa del Suffragio, nello stesso punto dove già nel 1848 era stato piantato l’Albero della libertà. In cima una bandiera rossa presa dalla sede dei Socialisti. Alla cerimonia assistette la folla dei dimostranti e molti altri curiosi. Tutti salutarono l’albero della libertà al grido “Viva la Rivoluzione”. La banda cittadina, spontaneamente in piazza, iniziò a suonare e tutti cantarono: dalle note della Marsigliese, all’Inno dei Lavoratori e all’Inno di Garibaldi”.

Sicuramente il periodo di maggior splendore del “bosco” si ebbe nella metà del XIX secolo, quando pare occupasse addirittura una superficie di circa 30 ettari, cioè ben più delle dimensioni dell’abitato, mentre invece dal decennio antecedente alla seconda guerra mondiale l’erede dei Marchesi Calcagnini cominciò a vendere a blocchi centinaia e centinaia di piante.

bosco2La foto aerea del 1935 mostra infatti già ampie zone disboscate nel centro, mentre in direzione del fiume restano due lati alberati e un’area centrale che sembra occupata da orti e campi coltivati. Probabilmente anche quest’area faceva inizialmente parte del “bosco”. Da notare nella foto anche la caratteristica forma dei campi coltivati, lunghi e stretti, tipici della “piantata”.

L’inverno del 1944 con l’esercito tedesco appostato sulle rive del Senio e gli alleati in rapido avvicinamento segnò un periodo molto difficile per Fusignano e il suo “bosco”: rifugio per le truppe dell’asse e quindi obiettivo militare, nonché fonte di materie prime e legna da ardere per la popolazione nell’inverno 1944-45, il bosco ne uscì devastato.

Le necessità del dopoguerra, la richiesta di terreni da coltivare ed edificare e non ultimo la possibilità di ricavi derivanti dal legname in una situazione di grave crisi economica, decretarono l’abbattimento di ciò che rimaneva del bosco, ma è rimasto ben presente nella memoria dei cittadini fusignanesi.

È così che a metà degli anni ’90 è nata l’idea di far “rivivere” il bosco di Fusignano, naturalmente non più nella sua posizione originaria, ormai occupata da case e strade, ma in un’area di circa un ettaro a ridosso del Canale dei Mulini.

Il progetto, elaborato da Legambiente e WWF, ha consentito la creazione di un’area di riequilibrio ecologico con la piantumazione di 1200 alberi e 2300 arbusti, un polmone verde tra la zona industriale e l’abitato, che si caratterizza come un querceto misto con prevalenza di farnia caratterizzato anche da zone cespugliose e arbustive, da radure e spazi aperti che, pur essendo opera dell’uomo, ha in effetti tutte le caratteristiche degli antichi boschi un tempo molto diffusi nella pianura padana. Le principali specie scelte per il rimboschimento non hanno infatti come caratteristica principale la rarità, ma sono piuttosto piante tipiche delle aree di pianura, quali ad esempio l’acero campestre, il carpino, la farnia, il frassino, il pioppo e poi ancora prugnolo, sanguinello, corniolo, ligustro, sambuco, berretta da prete e spino cervino.

Per quanto l’area sia di appena un ettaro, percorrendo i sentieri del “nuovo” bosco si ha davvero l’idea di trovarsi all’interno di un’area naturale e “selvatica” che tra l’altro è in grado di autoperpetuarsi senza la necessità di grandi interventi da parte dell’uomo, se non lo sfalcio dell’erba.

L’ultimo albero del bosco del Marchese: lo spino di Giuda

bosco3In piazza Emaldi, nei pressi del “Bar Giardino” e a pochi metri dalla sede di Legambiente, è possibile vedere l’ultimo albero dell’originario “bosco del Marchese”: un’acacia spinosa o spino di Giuda (gleditsia triacanthos L.) probabilmente centenaria.

Originario del Nord America, lo spino di Giuda fu introdotto in Italia nel ‘700 a scopo ornamentale e per il consolidamento dei terreni. È infatti una pianta che si adatta molto bene, tollera il freddo, la salsedine, l’inquinamento e per questi motivi era molto utilizzata anche per la realizzazione di viali alberati nelle città.

L’esemplare in questione, nonostante gli acciacchi dell’età (uno dei tronchi principali è praticamente cavo all’interno) dà ancora frutti, sotto forma di grandi baccelli marroni che maturano tra settembre e ottobre. Raccogliendo e seminando i baccelli è possibile dar vita a nuove piante, “eredi” dello storico bosco del marchese.



Categorie:News

Tag:, , ,

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: