Sardegna, basta morti per il dissesto idrogeologico

alluvione2Necessarie politica e risorse per la mitigazione del rischio. Negli ultimi 4 anni, stanziati un miliardo di euro per le emergenze e 350 milioni per la prevenzione

“Eventi come quello di Olbia lasciano il segno – dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – e nessun intervento sarà mai in grado di colmare il vuoto lasciato dalle persone che hanno perso la vita nell’ennesima tragedia italiana di maltempo e dissesto. Il tempo per prevenire è già scaduto, che nessuno si senta assolto, sappiamo bene che cosa si deve fare e come dobbiamo intervenire per risolvere il problema. Bisogna garantire subito maggiore sicurezza a quei 5 milioni di cittadini che vivono o lavorano in aree considerate ad alto rischio idrogeologico. Agire a posteriori non basta”.

In Sardegna, infatti, quella dei giorni scorsi non è stata la prima catastrofe. Nel 1999 fra Capoterra e Assemini (Ca) caddero 250 millimetri d’acqua e ci furono due morti. Nel 2004 un’alluvione, con disastri e vittime, a Villagrande in Ogliastra. Nel 2008 a Capoterra cinque morti e crolli paragonabili a quelli dei giorni scorsi a Olbia.

Piogge ed eventi meteorologici di eccezionale intensità stanno diventando sempre più frequenti, e non solo in Sardegna. Nella stagione autunnale in corso, ci sono già stati 5 eventi alluvionali, a considerare solo i più dannosi, che hanno interessato, oltre alla Sardegna, la Toscana, la Liguria, la Puglia e la Basilicata, le Marche, la Calabria. Ormai, in tante Regioni, la frequenza di questi episodi è annuale. Basta contarli.

I Comuni italiani che contengono aree ad elevato rischio di frana o alluvione sono 6.633, ma la prevenzione va a rilento e soffre delle poche risorse stanziate. Mentre si continua a spendere per le emergenze, a drammi avvenuti, come riporta il dossier di Legambiente sui costi del dissesto in Sardegna e in Italia.

Negli ultimi quattro anni, dagli eventi di Messina nell’ottobre 2009 a quelli di questi giorni in Sardegna, la cifra stanziata per le emergenze supera il miliardo di euro. Una follia. Nello stesso periodo di tempo (2010-2013) la cifra effettivamente erogata per interventi di difesa del suolo, ovvero per la prevenzione, è stata di circa 350 milioni circa, pari a un terzo di quanto abbiamo speso in emergenza.

Più nel dettaglio, dai fatti di Messina a quelli di Olbia, dalle ordinanze emesse, si contano circa 45 eventi in 15 regioni per cui sono stati stanziati fondi per ripagare i danni post emergenza, per un totale di 1,1 miliardi di euro, circa 800 mila euro al giorno. Solo negli ultimi 12 mesi sono stati 8 gli eventi per cui sono stati stanziati 77 milioni di euro. Cifre che saranno appena sufficienti a ripristinare i servizi prioritari e coprire le spese dell’emergenza.

Su fronte della prevenzione, i 350 milioni effettivamente erogati per interventi di difesa del suolo sono calcolati in base allo stato di avanzamento dei progetti finanziati dal ministero dell’Ambiente con i piani e i programmi d’interventi urgenti per la riduzione del rischio idrogeologico (Progetto Rendis di Ispra). Si tratta di risorse destinate solo a finanziare interventi puntuali sul territorio, piuttosto che utilizzate per mettere in campo un’efficace opera di prevenzione a tutto campo.

E anche quest’anno i nuovi fondi per la prevenzione sono troppo pochi. La legge di stabilità sblocca 1,3 miliardi di euro per interventi immediatamente cantierabili in attuazione degli Accordi di programma fatti negli anni scorsi con le Regioni per far fronte alla somma urgenza e stanzia solo 180 nuovi milioni divisi in tre anni: 30 milioni per il 2014, 50 per il 2015 e 100 per il 2016.

In Sardegna negli ultimi 15 anni sono stati stanziati 150 milioni di euro per gli interventi di prevenzione previsti dai PAI (Progetto Rendis di Ispra), di cui solo 57effettivamente erogati per lavori avviati o ultimati ad oggi. Lo stanziamento si può dividere in 80 milioni stanziati per l’attuazione dei vari interventi tra il 1999 e il 2010 e gli altri 70 con l’accordo di programma siglato tra la Regione e il ministero dell’Ambiente per l’attuazione di interventi urgenti e prioritari per la mitigazione del rischio idrogeologico nel 2010, che stenta a partire. Questo accordo prevedeva che 36 milioni di euro fossero messi dal governo e 34 dalla regione, per l’attuazione di 17 interventi in 15 comuni, interventi prioritari e classificati come urgenti che riguardano aree a elevato rischio idrogeologico e interessano oltre 53mila cittadini.

“Senza considerare che stiamo parlando solo degli interventi più urgenti e già programmati – commenta il presidente di Legambiente Sardegna Vincenzo Tianasicuramente non sufficienti a un’azione di mitigazione efficace su tutto il territorio. Basti pensare che tra i Comuni dell’accordo di programma non è inclusa Olbia. Per un’efficace azione di mitigazione – prosegue Tiana – non si può prescindere da una profonda revisione dei piani urbanistici dell’isola. A Olbia e in tutta la Sardegna si è costruito troppo nelle aree costiere. E, come se non bastasse, l’attuale giunta regionale, con poca lungimiranza, senza tener conto di queste esperienze, il 25 ottobre ha approvato una variante al piano paesaggistico che rimette in gioco milioni di metri cubi di vecchie lottizzazioni. E propone d’intaccare il nostro grande patrimonio ambientale e paesaggistico. Speriamo che in questo caso l’alluvione insegni qualcosa e si blocchi questa variante”.



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