Fiumi a rischio, meglio le grandi opere o investire invece nella manutenzione del territorio?

senio1949A Ravenna così come nella bassa Romagna il rischio alluvione è concreto, ma non ci sono i soldi per le “piccole opere” che consentirebbero di mettere in sicurezza il territorio, che senso ha allora continuare invece a fare progetti di mirabolanti grandi opere che rischiano di finire sott’acqua?

Qual è il livello di sicurezza idraulica del territorio provinciale? Se lo chiedono i circoli Legambiente Matelda e Cederna: nelle scorse settimane di fronte ad eventi non certamente “centenari”, ma solo un po’ più intensi del solito, anche la situazione dei fiumi locali ha destato preoccupazione, ma se nel nostro territorio non si è fortunatamente ripetuto quanto accaduto nel modenese, oltre a ringraziare la fortuna, sarebbe il caso di mettere in pratica le misure previste dai tecnici per ridurre il rischio allagamenti.

“Basta dare un’occhiata ai piani realizzati dalle Autorità di Bacino per rendersi conto che il rischio idraulico del centri abitati è tutt’altro che trascurabile – ha dichiarato Yuri Rambelli, presidente del circolo Legambiente A. Cedernaad esempio tutti i centri abitati che sorgono lungo il Senio sono classificati a rischio idraulico elevato o molto elevato, ma destano preoccupazione anche le condizioni degli altri fiumi del ravennate, in particolare il Montone e Savio”.

Eppure le opere necessarie per mettere in sicurezza questi corsi d’acqua sono già state pianificate da 10 o 20 anni e consentirebbero di ridurre considerevolmente il rischio per le popolazioni e i territori della provincia di Ravenna, casse di espansione, manutenzioni, risezionamenti, rinforzo di argini a rischio collasso, ma come al solito per queste opere mancano i soldi. Si continua però a parlare di miliardi di euro per realizzare nuove autostrade, spostare la stazione di Ravenna, riqualificare la darsena.

“Nelle scorse settimane abbiamo assistito alla presa di posizione del Sindaco di Ravenna di fronte alla situazione drammatica di Lido di Dante e della pineta Ramazzotti, ormai direttamente minacciata dal mare – ha aggiunto Claudio Mattarozzi, presidente del circolo Legambiente Matelda di Ravennacon la consueta richiesta di fondi per gestire l’emergenza. Eppure il problema subsidenza era noto da oltre 10 anni, era stato evidenziato da Arpa e largamente trattato nel Piano Costa. Con il rischio idraulico siamo nella stessa situazione: i documenti delle autorità di bacino ci sono da più di 10 anni, spiegano quali sono i problemi e come è possibile risolverli, o perlomeno mitigare il rischio, perché quindi non si interviene prima dell’emergenza?”

“Invece di fare tutte le volte la conta dei danni – concludono i responsabili di Legambiente – non sarebbe ora di cominciare a fare in modo che il disastro non avvenga? Tra l’altro costerebbe molto meno non solo dei risarcimenti, ma anche delle inutili e mirabolanti “grandi opere” che si vorrebbero realizzare. Grandi opere che alla prima pioggia intensa rischiano di finire sott’acqua”.



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