Piani energetici, Legambiente contesta i dati dell’Unione: non si vedono risultati concreti

I sindaci della Bassa Romagna aderiscono ai “Fridays For Future”, la protesta globale contro l’inerzia della politica sui cambiamenti climatici, ma non sembra che l’Unione abbiano fatto poi granché.

Legambiente interviene sui dati diffusi nei giorni scorsi dall’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, riguardo ai risultati dei piani energetici. L’Unione aveva infatti annunciando con enfasi che i monitoraggi riferiti all’anno 2015 indicavano come gli obiettivi del piano fosserostati praticamente raggiunti con 5 anni di anticipo: – 6,8% di consumi di energia, 16,3% di energia da fonti rinnovabili e -28,8% di emissioni di CO2.

“Si tratta di dati che ci lasciano molto perplessi – ha spiegato Yuri Rambelli, presidente del circolo Legambiente “A. Cederna”in quanto i piani energetici sono stati definitivamente approvati a metà 2014, com’è dunque possibile che in appena un anno e mezzo fossero già stati raggiunti gli obiettivi per il 2020?”.

Il fatto è che i documenti stessi del piano spiegano come il monitoraggio venga effettuato prendendo come anno di riferimento il 2008, cioè 6 anni prima della sua approvazione e già del 2012 le emissioni di CO2 fossero diminuite del 18,8% mentre la quota di energia rinnovabile fosse attestata sul 14,6% grazie soprattutto alla presenza di grandi impianti fotovoltaici a terra realizzati negli anni precedenti.

Il fotovoltaico infatti ha vissuto un vero e proprio “boom” tra il 2010 e il 2011, in ragione dei forti incentivi, poi a partire dal 2012 l’installazione di nuovi impianti si è praticamente fermata. Stando ai dati del GSE, ad aprile 2013 nei comuni della Bassa Romagna erano presenti impianti fotovoltaici per un totale di 172.257 kW. A distanza di circa 6 anni siamo a 176.738 kW, in pratica appena il 2,6% in più.

Non sembra essere andata meglio con le ristrutturazioni edilizie. L’Unione aveva previsto campagne di sensibilizzazione e l’assegnazione delle targhe “green” a tutti coloro che avrebbero effettuato interventi di riqualificazione energetica sul proprio edificio o nuove costruzioni nel rispetto di alcuni principi etici e culturali e delle buone prassi. Il piano energetico prevedeva la riqualificazione del 5% del parco edilizio residenziale e industriale per un totale di circa 2500 interventi, ma a tutt’oggi secondo il sito dell’Unione, sono state consegnate appena 34 targhe green.

“Spesso in questi anni abbiamo rimarcato come non si vedesse un reale impegno da parte dell’Unione per raggiungere gli obiettivi ambiziosi contenuti nel piano energetico – ha concluso Legambiente – soprattutto perché, al di là della propaganda, non si sono visti quegli strumenti, come la realizzazione delle comunità solari, che erano fondamentali per consigliare ed accompagnare i cittadini nella transizione energetica. Se ci fossero altri dati che dimostrano il contrario saremmo ben lieti di vederli, ma finora il Piano Energetico e i Piani di Azione per l’Energia Sostenibile non pare abbiano portato alcun risultato degno di nota. Anche per questo ci chiediamo cosa abbia spinto i sindaci ad aderire ai “Fridays for Future”, visto che il tema chiave dell’iniziativa è proprio la protesta di fronte all’inerzia della politica sui temi dello sviluppo sostenibile e dei cambiamenti climatici”.



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