Legambiente: le casse di espansione del Senio sono una telenovela senza fine

Dopo 25 anni manca ancora un progetto esecutivo. Legambiente: sembra una versione moderna della “Tela di Penelope”, tra annunci, progetti, revisione dei progetti, intanto a 71 anni dall’alluvione il territorio della Bassa Romagna è sempre a rischio.

Lo scorso anno la Regione Emilia-Romagna aveva annunciato che erano pronti a partire oltre 700 cantieri per la sicurezza del territorio, tra cui la realizzazione delle Cassa di espansione del Senio per 8,5 milioni, e giusto un anno fa in occasione del 70° dell’alluvione di Fusignano l’ing. Miccoli, responsabile del servizio Area Reno e Po di Volano, annunciò come imminente il bando per i lavori, ma un altro anno è passato senza che si siano visti passi avanti, anzi nel frattempo è stato fatto qualche passo indietro.

Nel corso della diretta web organizzata dal Comune di Fusignano nei giorni scorsi in occasione del 71° anniversario dell’alluvione, sempre l’ingegner Miccoli ha infatti spiegato come sia in corso di realizzazione il nuovo progetto esecutivo dell’opera, in quanto sulla base della nuova relazione idrologica realizzata da Arpae a fine 2019, quello esistente non sarebbe più adeguato.

“In altre parole, dopo 30 anni di promesse e rinvii, non c’è nemmeno un progetto definitivo e per l’ennesima volta ci spiegano che le casse di espansione si faranno, ma l’anno prossimo – ha commentato Yuri Rambelli, presidente del circolo Legambiente “A. Cederna”dopo le tante promesse disattese negli ultimi anni è difficile continuare a credere a queste rassicurazioni”.

Le casse di espansione sono una serie di bacini allagabili da realizzare nei pressi di Tebano per mettere in sicurezza l’intera asta fluviale del Senio a valle della via Emilia, attenuando le ondate di piena durante eventi atmosferici intensi, sempre più frequenti negli ultimi anni. Già anni fa il piano stralcio per il torrente Senio considerava infatti tutta la zona tra il ponte della Chiusaccia nei pressi di Cotignola e l’immissione in Reno a rischio alluvione elevato o molto elevato. Peccato che da allora sia stato fatto ben poco. La prima cassa è stata completata da tempo, ma mai collegata al fiume, mentre nelle altre i lavori sono fermi da anni.

Nel corso della diretta web l’ing. Miccoli ha inoltre affermato che la realizzazione delle casse di espansione è in ritardo anche perché quando è stata riacquisita la proprietà dell’area e si è avuta la possibilità di fare i rilievi è stata riscontra una situazione“totalmente diversa rispetto a quella che era nel progetto” e che è perciò in corso una battaglia legale con i precedenti concessionari. Com’è possibile che nessuno si sia accorto di nulla? Chi doveva controllare che i lavori venissero realizzati come previsto?

Nel frattempo si continuano a stanziare centinaia di migliaia di euro per la manutenzione delle sponde: un taglio della vegetazione qui, una sistemazione dell’argine là. Interventi spot sulla cui efficacia Legambiente nutre perplessità, soprattutto se non viene affrontata la questione principale. Da quasi 30 anni la Regione Emilia-Romagna indica le casse di espansione come un’opera fondamentale per mettere in sicurezza i territori che sorgono lungo il corso del Senio e la cronaca di questi anni ci insegna come il costo della prevenzione sia enormemente inferiore ai danni di un’alluvione, dunque cosa si aspetta ancora?



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