Il petrolio può uccidere Venezia

5.390.000 tonnellate di petrolio sfiorano ogni anno Piazza San Marco, il Canal Grande, il Ponte dei Sospiri. Decine e decine di cargo simili alla Erika, la nave responsabile del disastro ambientale in Bretagna, transitano infatti ogni anno per la Laguna, diretti a Porto Marghera. Un incidente ad una vecchia carretta in queste acque potrebbe compromettere l’esistenza stessa di Venezia.

“Stiamo preparando un promemoria – ha dichiarato Sebastiano Venneri, responsabile mare di Legambienteda consegnare al Commissario Ue, Romano Prodi, con una serie di richieste puntuali. Chi vuole attraccare nei porti dell’Unione o navigare nelle nostre acque territoriali deve sottostare ad una serie di regole ferree: l’introduzione del risarcimento per danno ambientale in caso di incidente, la rottamazione della flotta con più di 10 anni d’età, limiti più restrittivi per la corrosione dello scafo e introduzione nella Ue della figura del “qualified individual” (prevista dall’Oil Pollution Act degli Usa) per contrastare bandiere di comodo e società fantasma”.

“Gli armatori che vogliono far approdare i propri cargo in Usa – ha spiegato Venneri – devono avere sul territorio statunitense un rappresentante legale in grado di attivare un piano i emergenza in caso di incidente e che assuma gli obblighi finanziari derivanti dall’incidente stesso”.

“Sono inoltre irrimandabili – ha concluso Venneri – la realizzazione di un sistema coordinato di gestione del traffico marittimo da terra, la predisposizione di rotte di navigazione prestabilite, sicure e lontane dalle coste, un adeguato addestramento degli equipaggi dei cargo”.

Non solo Venezia, ma tutto il Mediterraneo è un mare ad altissimo rischio petrolio. Raccoglie infatti circa un quarto del traffico di greggio mondiale pur rappresentando lo 0,7% delle acque del pianeta. Il Mediterraneo è inoltre il bacino più inquinato dagli idrocarburi: ogni anno ne “beve” almeno un milione di tonnellate.



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