Eolico, mai abbassare la guardia, ma il settore è sano: operazione verità dopo le polemiche degli ultimi mesi su questa fonte energetica

L’eolico è un settore strategico per il futuro dell’Italia. Occupa 25 mila persone e fornisce elettricità per 4 milioni di famiglie. Il “buon vento” rappresenta una componente fondamentale di una nuova economia che può essere ben integrata nel paesaggio e contribuire a risollevare dalla crisi il nostro Paese. Per questo l’eolico va difeso, con grande energia, dai fenomeni corruttivi e da qualsiasi tentativo d’infiltrazione d’interessi illeciti o, peggio ancora, della criminalità organizzata. Così Legambiente ha voluto affrontare, per fare chiarezza, il tema dell’eolico e le polemiche che negli ultimi mesi hanno spesso accostato questa fonte energetica a inchieste della magistratura e a fenomeni illeciti.

Quello dell’eolico in Italia è un settore sano, composto, nella stragrande maggioranza, di imprese serie e di progetti che hanno trovato il consenso del territorio. I circa 5.200 MW installati sono distribuiti in 297 comuni, cioè in una porzione di territorio molto limitata (pari il 3% dei comuni italiani). Eppure, nei confronti dell’eolico l’attenzione mediatica è fortissima, ben maggiore di quella che, ad esempio, esiste nei confronti di fenomeni ben più devastanti come quello delle cave che vede ben 18 mila siti, tra attivi e abbandonati, in Italia, con una situazione particolarmente devastante nel Mezzogiorno dove l’attività estrattiva è spesso nelle mani delle mafie, dove non esistono piani e spesso nemmeno leggi, e per cui al territorio non viene versato neanche un centesimo. O la cementificazione del territorio, e in particolare quella abusiva, con oltre 450mila abitazioni illegali costruite negli ultimi 15 anni. Eppure è giusto e necessario avere una grande attenzione nei confronti dell’eolico, rispetto al paesaggio, al rischio di infiltrazione da parte della criminalità in questo settore, proprio per il grande valore che può avere questa fonte nel disegnare un futuro più pulito e moderno.

Legambiente ha censito quindi 7 inchieste rilevanti, condotte dal 2006 a oggi, che riguardano l’eolico. Indagini che hanno conosciuto un’accelerazione a partire dal 2009 e che riguardano in particolare cinque regioni: Sardegna, Sicilia, Campania, Puglia e Calabria. Eppure, nonostante la presenza invasiva in queste regioni delle organizzazioni mafiose e gli ovvi interessi di chi cerca ogni occasione per ottenere illegalmente facili profitti, l’eolico è di gran lunga il settore economico meno condizionato da fenomeni criminali e d’illegalità.. Basta confrontare questi numeri con quelli del traffico illecito di rifiuti oppure con quelli del ciclo illegale del cemento. Nel periodo gennaio 2006 – luglio 2010 infatti, sono state compiute in Italia 111 operazioni contro i trafficanti di rifiuti con 609 arresti e 360 aziende coinvolte. Vale la pena sottolineare, peraltro, che delle indagini in corso sull’eolico soltanto una si è già conclusa con una sentenza di condanna primo grado (l’operazione Eolo), mentre diverse non sono ancora arrivate alla fase del rinvio a giudizio.

Nello specifico, è utile sottolineare che grazie all’attività degli investigatori oggi non c’è pressoché traccia di energia eolica “illegale” che viaggi nella rete elettrica (i provvedimenti cautelari scaturiti dalle inchieste sono quasi sempre stati emessi durante le fasi di progettazione e autorizzazione, bloccando gli impianti ancora sulla carta, prima che si realizzassero le opere e che i parchi cominciassero a produrre energia).

Inoltre, non è possibile beneficiare di fondi europei o pubblici per la realizzazione degli impianti. Da tempo in Italia gli incentivi vengono concessi solo per l’energia elettrica effettivamente prodotta. Se le pale sono installate in aree dove non c’è vento rimangono ferme. E poiché gli impianti eolici si possono realizzare solo laddove il vento soffia davvero, il futuro di questa fonte energetica sta nel concorrere insieme alle altre rinnovabili in un processo di riconversione energetica e non di rappresentare l’alternativa, da sola, al petrolio. Insomma, i numeri sembrano smentire le accuse circolate in questi mesi riguardo alla permeabilità di questo settore rispetto alla criminalità.

“Rappresentare l’eolico come un’attività in mano alla mafia sostenendo che gli impianti beneficino di incentivi anche se sono fermi o dire che migliaia di impianti devastanti per il paesaggio producano solo pochissima energia significa dire il falso – ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. Il vero problema è la mafia e i fenomeni di corruzione e non l’eolico, che anzi è vittima, come tante altre attività imprenditoriali, del controllo del territorio da parte della criminalità organizzata. Certo non si devono nascondere errori e sottacere speculazioni da parte di alcuni imprenditori, e anzi va ribadito che l’assenza di regole ha portato a realizzare in alcune parti del Paese impianti mal progettati e poco integrati”.

Solo poche settimane fa sono state infatti approvate le regole nazionali che hanno definito le procedure per l’approvazione dei progetti. In questi anni, in assenza delle Linee Guida (peraltro previste da un Decreto Legislativo del 2003, il 387) ogni territorio si è gestito diversamente e, proprio in quelle regioni dove è più forte il controllo della criminalità, per l’eolico, come purtroppo per tutte le attività imprenditoriali, si sono evidenziate aree problematiche nella individuazione dei terreni su cui realizzare i parchi eolici, nei rapporti con la pubblica amministrazione per gli aspetti autorizzativi.

Questi dunque i fatti, la realtà che riguarda l’eolico. Eppure, sembra quasi che oggi in Italia l’installazione di torri eoliche sia in cima alle attività criminali condotte a danno dell’ambiente. E se questa distorsione si deve, in parte, ad un meccanismo di comunicazione per cui l’energia pulita fa notizia solo se c’è dietro un affare sporco, è necessario però evitare strumentalizzazioni che possano mettere sotto accusa, in maniera del tutto immotivata, una fonte di energia che già rappresenta (e che ancora meglio potrà farlo in futuro) una delle risposte più efficaci per rendere moderno e pulito il nostro sistema energetico, nonché per rispettare gli obiettivi fissati dall’Unione europea nella lotta ai cambiamenti climatici.

“Una corretta valutazione dei fenomeni d’illegalità non deve, comunque, indurre ad abbassare la guardia. Anzi, al contrario – ha proseguito Cogliati Dezza -. Se, come ci auguriamo, l’energia eolica conoscerà in Italia un ulteriore sviluppo, potranno aumentare anche i rischi d’infiltrazione mafiosa o di altri interessi illeciti, a cominciare dai fenomeni corruttivi già emersi per la scelta delle localizzazioni. Deve essere rafforzato, quindi, il sistema delle regole e dei controlli, insieme all’attività di prevenzione e repressione da parte delle forze dell’ordine e della magistratura”.

Nel settore dell’eolico esiste infatti una figura particolare, che assomiglia molto a quella del broker nel settore dei rifiuti: lo sviluppatore, cioè quel soggetto che, spesso senza alcuna competenza specifica ma grazie alla conoscenza del territorio, “cura” i rapporti con gli enti locali, propone progetti (pur non avendo le risorse necessarie), definisce accordi con le amministrazioni e, solo alla fine, cede l’affare alle imprese vere e proprie contando proprio sulle proprie relazioni privilegiate. Nulla di illecito, sia chiaro, ma in territori dove la presenza della criminalità organizzata è forte, e all’interno di un quadro normativo incerto, il confine tra legalità e illegalità diventa assai labile.

Per questo guardiamo al Protocollo di legalità tra Confindustria e Ministero dell’Interno, sottoscritto anche da Anev, l’Associazione nazionale dei produttori di energia eolica, come ad un modo di far nascere un’alleanza del buon vento, che faccia della trasparenza amministrativa, dell’attenzione alla tutela paesaggistica e ambientale, del rigore nella denuncia di qualsiasi tentativo d’infiltrazione o di condizionamento mafioso e criminale in genere, la sua ragion d’essere.

“Isolare ed espellere gli interessi criminali dal mercato dell’energia eolica – ha concluso Cogliati Dezza – deve rappresentare un obiettivo prioritario per chi ha davvero a cuore il futuro di questa fonte rinnovabile e pulita. Trasparenza amministrativa, attenzione alla tutela paesaggistica e ambientale, rigore nella denuncia di qualsiasi tentativo d’infiltrazione o di condizionamento mafioso e criminale, sono principi fondamentali per difendere una delle migliori fonti rinnovabili che esistono, in Italia e nel mondo. Il futuro ha bisogno dell’energia eolica. Dobbiamo impedire che venga inquinata dai ladri di vento”.



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