Legambiente effettua il censimento dei servizi in 72 stazioni tra Bologna e la Romagna

mappastazioni_smallLuci ed ombre nell’analisi dei servizi presenti nelle stazioni ferroviarie: le criticità emergono soprattutto nei centri più piccoli, anche per il disinteresse delle amministrazioni pubbliche. Positivo l’esempio di Forlimpopoli (FC) e il senso civico dei cittadini di Alfonsine (RA). Ripristinare la Budrio-Massalombarda per raddoppiare il collegamento Ravenna-Bologna

Sono 72 le stazioni censite finora da Legambiente, sulle linee ferroviarie che attraversano la bassa bolognese e la Romagna (Bologna-Rimini, Rimini-Ferrara, Bologna-Portomaggiore, Lavezzola-Lugo-Faenza e Ravenna-Faenza-Firenze) nell’ambito di uno studio sulle condizioni del trasporto ferroviario. Tutti i dati del rilevamento sono visibili tramite una mappa digitale

Il lavoro fa parte di un insieme di iniziative realizzate dai circoli Legambiente A. Cederna e ImolaMedicina, in collaborazione con i circoli Legambiente di Matelda di Ravenna, Delta del Po di Comacchio e Stefano Campana di Bellaria Igea Marina che intendono puntare l’attenzione sul trasporto ferroviario, con le sue potenzialità e i sui punti critici, e che hanno già visto il supporto alla recente mobilitazione per l’abbonamento integrato treno+bici promosso da Sara Poluzzi.

“Tutti i rapporti sulla cattiva qualità dell’aria che respiriamo – ha dichiarato Yuri Rambelli, Presidente del circolo Legambiente “A. Cederna”indicano come principale responsabile il traffico veicolare, ed in particolare l’auto privata. Non basta però firmare dichiarazioni di intenti e dire ai cittadini di usare il mezzo pubblico, se vogliamo che rappresentino un’alternativa davvero sostenibile alla mobilità privata, è necessario che i mezzi pubblici siano efficienti, puntuali ed in grado di sostenere la domanda di mobilità della nostra regione. È per questo motivo che abbiamo deciso di verificare lo stato dei servizi presenti in stazione: da quelle più grandi e meglio servite, alle piccole stazioni dei centri minori”.

pendolaria_smallRispetto alla rilevazione già effettuata 2 anni fa, la situazione è leggermente migliorata, in quanto nella quasi totalità dei casi non sono stati rilevati problemi di malfunzionamenti di biglietterie automatiche, display o obliteratrici, resta però ancora molto da fare: se infatti nelle stazioni dei centri maggiori la qualità dei servizi può essere considerata buona, con la presenza di una biglietteria, di servizi igienici, di una sala d’attesa o di un bar in cui attendere il treno, le criticità emergono soprattutto nei centri più piccoli dove negli anni si è assistito ad una graduale diminuzione dei servizi offerti. Si tratta infatti di stazioni non più presidiate direttamente da personale ferroviario, ma spesso messe a disposizione di comuni o associazioni che, in cambio dell’utilizzo di alcuni spazi non più funzionali all’esercizio ferroviario, si impegnano a garantire servizi di pulizia e piccola manutenzione.

“In alcuni casi – ha dichiarato Giulia Olivieri, Presidente del circolo Legambiente ImolaMedicinasoprattutto in località a vocazione turistica, possiamo comunque trovare sale d’attesa aperte, bagni o altri servizi, come ad esempio un bar, un’edicola o addirittura un ufficio informazioni; in altre situazioni invece le stazioni si sono trasformate in una sorta di “fermata d’autobus”, senza alcun servizio, a volte senza nemmeno la possibilità di ripararsi dal freddo e dalla pioggia mentre si aspetta il treno. Se vogliamo che il trasporto ferroviario sia sempre più utilizzato, anche nei centri “minori”, è invece importante continuare a garantire treni frequenti e servizi adeguati”.

Legambiente sollecita quindi le amministrazioni comunali e i cittadini a prendere spunto dagli esempi positivi che già ci sono e mettere in campo tutte le iniziative necessarie ad un migliore utilizzo delle vecchie stazioni.

alfonsinesmall“Un ottimo esempio di senso civico lo abbiamo riscontrato ad Alfonsine – ha dichiarato Yuri Rambelli – dove in seguito ad una nostra segnalazione alcuni cittadini si sono armati di vernice e pennello e hanno ripristinato il decoro della sala d’attesa, un luogo da cui ogni giorno transitano centinaia di persone. Ora però bisogna continuare a “presidiare” quel luogo con iniziative che permettano una fruizione ed un’utilità pubblica di quegli spazi. Da questo punto di vista durante il censimento abbiamo notato in particolare la sala d’attesa della Stazione di Forlimpopoli che è stata “arredata” con pannelli informativi, foto storiche, informazioni utili a turisti e cittadini su cosa vedere nel centro abitato, la sua storia, i suoi servizi. Un intervento molto semplice, ma di grande valore. Tra l’altro forse non dipenderà solo da quello, ma è una delle sale d’attesa più pulite e decorose che abbiamo visto, un esempio sicuramente da replicare”.

Legambiente interviene poi anche sul tema del relativo “isolamento” del nodo di Ravenna dalle direttrici principali e rilancia il tema della riattivazione della ferrovia “Budrio-Massalombarda”, che consentirebbe di collegare un intero tratto di pianura attualmente sprovvisto di collegamenti ferroviari, ma soprattutto un raddoppio dei collegamenti tra Ravenna e Bologna, con evidenti vantaggi per i pendolari e per l’ambiente.

“Come dimostrano gli studi commissionati alcuni anni fa dalla Regione Emilia-Romagna e dalle Province di Bologna e Ravenna – ha dichiarato Giulia Olivieri – il ripristino della linea ferroviaria è non solo fattibile, ma anche auspicabile in quanto permetterebbe di spostare migliaia di viaggiatori dalla “gomma” al “ferro” con gli evidenti vantaggi ambientali e di tempi di percorrenza. Si tratta di trovare le risorse necessarie per la realizzazione di quest’opera, invertendo il trend attuale che vede la “mobilità sostenibile” rivestire il ruolo di Cenerentola a fianco delle “sorellastre”, strade ed autostrade, a cui vanno la gran parte dei finanziamenti pubblici”.

La realizzazione di un secondo collegamento ferroviario con Ravenna consentirebbe infatti un’importante migrazione dal trasporto su gomma (automobili ed autolinee) a quello su rotaia, con vantaggi ambientali, come ad esempio una riduzione delle emissioni di CO2 annue stimate attorno alle 2200 tonnellate, ed econonomico-pratici per i pendolari, con la riduzione dei costi e dei tempi di percorrenza. Per quanto riguarda gli investimenti necessari, basti pensare che i costi stimati di realizzazione sono circa un decimo di quelli previsti per il Passante Nord e comparabili a quelli necessari per il “People Mover”, la monorotaia sopraelevata che si vorrebbe realizzare per collegare la stazione di Bologna all’aeroporto e la cui utilità è tutta da dimostrare, visto che sarebbe possibile collegare già domani l’aeroporto al Servizio Ferroviario Metropolitano a costo praticamente zero: basterebbe infatti un servizio navetta verso la stazione di Calderara-Bargellino che sorge a pochi metri dalla pista. Invece di progetti faraonici e costosi, e dall’utilità tutta da dimostrare, sarebbe necessario che le amministrazioni comunali, anziché continuare a parlare di mobilità sostenibile (e nel contempo chiedere nuove strade) si impegnassero davvero per fare in modo che i propri cittadini fossero sempre più incentivati ad utilizzare la mobilità collettiva invece dell’auto privata.

I dati del censimento sono visualizzabili sulla mappa digitale. Le schede delle stazioni rappresentano una “fotografia” della situazione riscontrata dai volontari di Legambiente nel momento in cui hanno effettuato il sopralluogo in ogni singola stazione, tra gennaio e aprile 2015. I pendolari possono partecipare all’aggiornamento della mappa digitale, inviando le proprie segnalazioni all’indirizzo mail: legambiente.lugo@alice.it



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